Disfagia e quarta età: le conseguenze di un insufficiente apporto nutrizionale

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Apporto nutrizionale insufficiente

L’ISTAT riporta che nel 2020, il 23.2% della popolazione italiana era costituita da anziani (persone con più di 65 anni) (ISTAT, 2021). Il 22% degli anziani soffre di malnutrizione (Kaiser et al. 2009) definita come il risultato di un insufficiente apporto proteico e di nutrienti che inficiano sul corpo e sulla massa cellulare (Meza-Valderrama et al., 2021).

La malnutrizione non è una prerogativa dell’anziano, può intervenire per problemi psichici o fisici (Cedrholm et al., 2019; Zanini et al. 2017). Ma nell’anziano il fenomeno è maggiormente frequente; con l’avanzare dell’età, infatti vi è una fisiologica riduzione della muscolatura che può comportare problemi deglutitori.

Le malattie degenerative, come la demenza, influiscono anche sulla muscolatura atta alla deglutizione (Gonzalez Diaz & Imperio, 2021). Le Persone anziane che soffrono di disfagia devono spesso modificare la loro dieta, scegliendo prodotti più cremosi e mono difficili da ingoiare e questa condizione, in cui vengono utilizzate metodologie di preparazione spesso artigianali, riducono il loro importo proteico nutrizionale (Gonzalez Diaz & Imperio, 2021; Jyvakorpi et al. 2020).

Le conseguenze

Le condizioni che la malnutrizione può comportare spaziano dalla cachessia, che è una situazione di perdita cospicua delle masse corporee con dimagrimento massivo; la sarcopenia che è invece una perdita localizzata alle masse muscolari che riduce in modo significativo la possibilità e la capacità di muoversi e deambulare; ed infine il semplice calo ponderale (Meza-Valderrama et al., 2021, Cedrholm et al., 2019).

La sarcopenia dicevamo essere una graduale e progressiva perdita della massa muscolare (Diaz e Lombardi, 2021). L’associazione di sarcopenia e malnutrizione comporta una riduzione del peso corporeo e di conseguenza, soprattutto nell’anziano, un declino psicofisico con un’aumentata mortalità, una riduzione della qualità di vita e possibilità di sviluppo di depressione (Meza-Valderrama et al., 2021; Verstraeten et al., 2021).

Qualunque intervento nutrizionale che non tenga pienamente conto del fabbisogno complessivo del paziente, intervenendo quindi sia sulla quota metabolica basale, che sul consumo variabile determinato dalle specifiche condizioni del paziente stesso, rischia di essere inefficace. Ogni supplementazione che non raggiunga il fabbisogno reale, viene utilizzata ai fini energetici riducendo quindi l’intervento anche di supplementazione proteica introdotto per eventuale richiesta specifica come lesioni o fabbisogni correlati a deficit metabolici.

La stessa risposta immunitaria è sensibile alla disponibilità di proteine che possano essere utilizzate nella sintesi anticorpale, pertanto un buon livello nutrizionale manterrà in efficienza il sistema immunitario rendendo più efficace la risposta ad eventuali attacchi esterni o incrementando l’efficacia di un vaccino.

Intervenire in modo efficace nella prevenzione di questa malnutrizione relativa a problematiche spesso meccaniche è un comportamento efficace nella gestione di possibili complicazioni anche gravi che possono impattare sulla qualità della vita e sull’aggravamento di patologie croniche che sono spesso collegate ai soggetti in queste condizioni.

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