Impatto sociale e sostenibilità per una società benefit: intervista a Matteo Taesi, CFO di HARG.

ESSERE UNA SOCIETÀ BENEFIT È UNA SCELTA CHE PORTA CON SÉ UNA GRANDE RESPONSABILITÀ: GENERARE UN BENEFICIO COMUNE ATTRAVERSO LA PROPRIA ATTIVITÀ. IL PARERE DI MATTEO TAESI, CFO CON DELEGA PER L’IMPATTO SOCIALE DELL’AZIENDA.

Sono tante le imprese che oggi mettono la sostenibilità al centro dei propri obiettivi, attraverso iniziative di vario tipo volte a minimizzare l’impatto delle attività produttive su persone e ambiente. Molte meno sono le aziende che decidono di adottare la denominazione di ‘società benefit’, non una semplice etichetta, ma una scelta che determina un cambio radicale a tutti i livelli.

Matteo Taesi, CFO e responsabile di HARG per l’impatto sociale, ci aiuta a inquadrare obiettivi e responsabilità di una società benefit, offrendoci una panoramica dell’impegno dell’azienda.

Partiamo dall’inizio: da cosa è nata la decisione di diventare una società benefit?

Nel nostro caso – racconta Taesi – si è trattato della naturale evoluzione del progetto avviato nel 2017 e 2018 con la registrazione dei primi brevetti. Abbiamo sviluppato prodotti che sono ‘benefit’ per definizione, quindi possiamo dire che è stata una presa d’atto coerente con l’obiettivo principale, che può essere genericamente sintetizzato nella volontà di garantire migliori condizioni di vita a tantissime persone in difficoltà. Un contributo importante è arrivato dal fondo Avanzi Impact, che entrando nella compagine societaria ha evidenziato le condizioni favorevoli per acquisire tale denominazione. Qualificandoci come società benefit abbiamo di fatto ancorato questo e altri obiettivi allo statuto stesso dell’azienda. Ciò significa che gli amministratori non rispondono solo della gestione patrimoniale, ma anche dei risultati ottenuti in termini di impatto sociale”.

Cosa si intende per ‘impatto sociale’?

Si tratta della capacità di generare un cambiamento sociale nell’esercizio dell’attività economica – spiega il CFO di HARG – ovvero un beneficio rilevante per i portatori di interesse, nel nostro caso i soggetti più fragili. Il nostro modello si basa su quattro valori, che sorreggono l’intera attività orientando i nostri obiettivi: innovazione, persone, passione e benessere. L’innovazione è lo strumento per sviluppare soluzioni sempre più efficaci e utili; le persone sono il destinatario principe del nostro lavoro; la passione è il motore che lega le persone tra loro e infonde motivazione; il benessere è la ragione per cui siamo nati, inteso come salute fisica e benessere psicologico-emotivo”.

Come si traduce a livello pratico questo beneficio comune?

Innanzitutto – continua il manager – il nostro compito è di contrastare la disfagia aiutando chi per varie ragioni non ha la possibilità di alimentarsi normalmente. Il cibo non è solo un bisogno fisico, ma anche psicologico, e con i nostri prodotti offriamo a tantissimi la possibilità di riconquistare il piacere di un pasto buono, vario e appagante. In secondo luogo, preparati come DYSPHAMEAL consentono di ridurre notevolmente i costi per il sistema sanitario, da un lato riducendo la supplementazione farmaceutica, dall’altro perché se i pazienti stanno meglio hanno bisogno di meno cure. Infine, con il nostro lavoro contribuiamo a finanziare la ricerca e a promuovere la diffusione di una cultura alimentare”.

Qual è invece il vostro impegno in ottica di sostenibilità?

La sostenibilità di un’impresa – precisa il responsabile per l’impatto sociale di HARG – può essere declinata in tre modi diversi: economica, ambientale e sociale. Da un punto di vista economico stiamo costantemente ricercando indicatori di validazione del mercato: a causa dell’emergenza Covid abbiamo perso tantissimo tempo, ma per fortuna i feedback che arrivano sono entusiasti, quindi stiamo recuperando rapidamente terreno. Per quanto riguarda l’ambiente, in HARG svolgiamo un’attività di scarso rilievo, se non orientandoci alla supply chain: pur consapevoli dei limitati effetti sull’ambiente, siamo comunque attenti a tutte le piccole cose che sommate possono avere un peso a livello globale. In ambito sociale, ci interessa garantire soddisfazione a chi lavora con noi, dentro e fuori l’azienda; è in questa direzione che si muovono le nostre politiche retributive e quelle di welfare, queste ultime a beneficio non solo dei dipendenti ma anche dei collaboratori. Soprattutto però, al centro di tutto c’è la persona fragile, la sua soddisfazione, la sua sicurezza e il suo benessere”.

Che progetti avete per il futuro?

Ovviamente continuiamo a lavorare per perfezionare e ampliare ulteriormente la gamma DYSPHAMEAL – conclude Taesi – ma parallelamente stiamo effettuando test su ricette nuove, destinate a patologie ma anche a mercati diversi, per portare i benefici delle nostre ricerche anche al di fuori dall’ambito sanitario. Tornando al concetto di società benefit, il vantaggio che abbiamo è che gli obiettivi aziendali e quelli di impatto sociale coincidono: in questo modo, più l’impresa cresce più aumentano anche gli effetti positivi e il beneficio comune”.

Condividi

Altro che potrebbe interessarti